Un po' di storia

Le case di Monte di Rota hanno una lunga storia, che abbiamo iniziato a indagare.

In epoca etrusca, tra il VII e il V secolo a.C., la collina di Monte di Rota era già abitata, mentre la valle dell’Ambra era paludosa e inospitale. La strada che oggi va da Montebenichi attraverso il Monte di Rota fino a Solata era una importante via di collegamento tra due importanti città etrusche, Chiusi e Fiesole. Con la conquista romana la popolazione si è spostata in vallata (un insediamento romano era vicino all'attuale chiesa di Capannole), e oggi nulla resta di quegli insediamenti etruschi, se non reperti di terracotta e qualche utensile ritrovato nei boschi intorno alle nostre case.

Dopo secoli di abbandono, Monte di Rota ritorna a nuova vita nel Basso Medioevo (XII-XV secolo d. C.) quando l'aumento demografico ha spinto la popolazione a colonizzare angoli di foresta dove si riteneva possibile realizzare dei campi coltivati. Spesso si sceglievano luoghi già conosciuti, vicino a fortificazioni o edifici già esistenti. Sul Monte di Rota era presente una torre di avvistamento, di cui oggi restano le fondamenta quadrate vicino alla casetta Fienile: serviva per tenere sotto controllo la Valdambra e la zona sud del Chianti.

Sul Monte di Rota venne dunque disboscata la sommità della collina, fu dissodata la terra e con le pietre tolte dai campi furono realizzati muretti di sostegno per i terrazzamenti. Uno di questi muri è quello accanto alla Casa Vecchia, che prosegue lungo una via fino alla casetta Fienile. Altri muri si trovano sotto la piscina: quello che oggi è bosco, tra la casetta Fienile, il pallaio e la scacchiera, è stato fino alla metà del secolo scorso una zona coltivata.

Le case coloniche toscane erano le abitazioni delle famiglie che coltivavano questi pezzi di terra strappati alla foresta: era impossibile lavorare qui e vivere nei paesi, lontani anche un’ora di cammino. Si costruirono così delle case con le pietre tolte dai campi: al piano terra avevano  le stalle per gli animali, i depositi e le cantine, mentre al piano superiore abitavano le famiglie.

Alcuni grandi proprietari, spesso nobili, possedevano migliaia di ettari di boschi e campi, e i contadini venivano con le famiglie a vivere e a lavorare in un podere, composto da casa, campi e boschi circostanti. In cambio dell’abitazione, dovevano dare la metà del ricavato al padrone: era il mondo della Mezzadria, durato per secoli, fino alla metà del secolo scorso.

Qui a Monte di Rota furono costruiti la Casa Vecchia (dove oggi stanno gli appartamenti Scala, Ponte, Campo) e vicino alla vecchia torre di avvistamento, nel frattempo diventata un mulino a vento, un’altra casetta a servizio del mulino (il Fienile) . L'antico nome del podere è infatti Mulino di Rota, e visto che non c'è traccia di acqua, si trattava certamente di un mulino a vento.

Il mulino e la casa Vecchia erano collegate da un sentiero, lungo il quale resta ancora un piccolo pozzo. L’antichità della Casa Vecchia si riconosce dalla forma irregolare, frutto di costruzioni e aggiunte successive, e dallo sperone di sostegno aggiunto in tempi successivi per rinforzare la casa. Successivamente, forse tra il XVII e il XVIII secolo, fu costruita una capanna, spianando con un muro di sostegno il terreno di fronte alla Casa Vecchia. Era l’attuale casa Palazzino, che aveva fino al XIX secolo il solo piano terra.

Nel Catasto Lorenese, realizzato in Toscana da Leopoldo II di Asburgo-Lorena e da una eccezionale squadra di geometri negli anni intorno al 1820, si vedono bene le tre costruzioni di Monte di Rota, due grandi e una piccola, si nominano i proprietari, la ricca famiglia Bazzanti, e si descrive l’utilizzo di case e campi. Al Palazzino nel 1847 fu aggiunto il piano primo e la scala esterna di accesso. Il piano terra restò adibito a stalla e rimessa, come si nota dagli archi necessari per passare con gli animali e con i carri, mentre il piano primo divenne una residenza di vacanza dei proprietari: dalla scala si accedeva alla cucina, da lì si passava a altre tre stanze, una delle quali aveva perfino un piccolo bagno, (dove adesso, in una camera, è una minuscola finestra), assente nelle case coloniche abitate dai poveri contadini.

Il podere ha vissuto senza grandi cambiamenti fino all'epoca fascista (1922-1943), durante la quale i nuovi proprietari Rubeschi erano tra i maggiori possidenti della Valdambra.

Verso il 1940 vivevano nella Casa Vecchia quasi trenta persone, tutti mezzadri, tra cui la famiglia Ciapi, antenati di Marcello, il simpatico attuale barbiere di Ambra. Suo padre Nando lasciò Monte di Rota aventi anni, verso il 1950, per iniziare il lavoro di barbiere, che poi ha proseguito il figlio fino ad oggi. C'erano allora anche i piccoli Giuliano e Olga,  fratello e sorella. Dopo i primi cinque anni di scuola elementare a Duddova, il piccolo Giuliano andava ogni giorno a piedi a Cennina a studiare dal parroco, e maturò così la vocazione al sacerdozio, che ha seguito fino a diventare prete. Olga invece si è sposata ed ha avuto figli e nipoti. Li abbiamo cercati, perché don Giuliano e Olga sono le uniche persone ancora in vita che hanno abitato a Monte di Rota, e siamo andati a trovarli nell'estate 2014.

Adesso vivono insieme, nella casa parrocchiale del piccolo paese di Fornoli, vicino a Lucca, dove don Giuliano è parroco. Olga è rimasta vedova, ed ha scelto di stare vicino a suo fratello. Stanno entrambi bene, sono pieni di energia e di ricordi, e ci hanno raccontato della vita nei campi e soprattutto degli anni della guerra.

Quando passò il fronte, nel luglio 1944, gli alleati inglesi bombardavano per spingere verso nord i nazi-fascisti, aprendo la strada all'offensiva via terra. Una bomba colpì la Casa Vecchia, entrando dal tetto in quella che oggi è la camera al secondo piano dell'appartamento Ponte, e passando giù nelle due stanze sottostanti. C'era una piccola statua di Gesù Bambino in una di quelle camere, che è sopravvissuta alla bomba e che don Giuliano e Olga ci hanno mostrato nella loro casa.

Dopo quel bombardamento del 1944 la Casa Vecchia non era più abitabile. I padroni ormai non venivano più, con il crollo del fascismo non erano più potenti come prima, e la famiglia Ciapi si trasferì nel Palazzino. Si trattò però soltanto di pochi anni, perché progressivamente gli abitanti abbandonarono il podere: don Giuliano andò a studiare in seminario, Olga si sposò, il barbiere Nando si trasferì ad Ambra. Gli ultimi abitanti lasciarono Monte di Rota nel 1954, il podere viene abbandonato e i campi che l'uomo aveva nei secoli strappato alla foresta, vennero riconquistati dalla natura, come mostrano le fotografie aeree scattate circa ogni dieci anni dal 1954 fino ad oggi.

Nel 1997 la famiglia Ustori acquista la proprietà dagli eredi della famiglia Rubeschi. Proprio nella primavera di quell'anno, Gianluca osserva dalla sommità di questa collina la stupenda cometa Hale-Bopp, allora al perielio, che fotografa con il telescopio. Il cielo di Monte di Rota è limpido, lontano dalle luci delle città, dunque perfetto per le osservazioni astronomiche.

Dopo molti anni, necessari per mettere da parte i soldi necessari, il restauro inizia nel 2009, nell'ambito dell'azienda agrituristica costituita dalla famiglia Ustori. Il Palazzino e la Casa Vecchia sono terminate nel 2011, nel 2012 viene realizzata la piscina, e nel 2013 inizia l'attività ricettiva con i primi ospiti. Nel 2017 è stata terminata anche la casetta Fienile. Il podere di Monte di Rota, per oltre mezzo secolo abbandonato, è ritornato a nuova vita.